Ambulatorio Fisioterapico Caruso
2 set
2008

XXI Congresso AIMAS

Sono più di un miliardo gli esseri umani che salgono ogni anno su un aereo. Un miliardo di persone provenienti dai più disparati angoli del globo che con loro trasportano da un Paese all’altro, da un continente all’altro, insieme ai loro indumenti e talvolta ai loro cibi, ai loro bagagli e magari ai loro animali, anche germi, bacilli, virus e agenti infettivi di ogni genere. Non è il caso di allarmarsi, ma di vigilare sì. L’esplosione di Sars, la sindrome respiratoria acuta grave del 2003, ha mostrato come il viaggio aereo può avere un ruolo importante nella diffusione rapida di infezioni emergenti e potrebbe avviare potenzialmente anche pandemie intercontinentali. E anche la paura provocata da possibili attacchi bioterroristici ha fatto sì che i funzionari sanitari riesaminassero il potenziale rischio specifico legato alla problematica del volo.Di questi e altri problemi che riguardano la salute di tutti noi, e non soltanto di temi specifici legati a quella degli astronauti, si discuterà dal 16 al 18 giugno prossimi a Roma durante i lavori del XXI Congresso nazionale dell’AIMAS, l’Associazione Italiana di Medicina Aeronautica e Spaziale, organizzato in collaborazione con il Corpo Sanitario Aeronautico, che celebra quest’anno il suo settantesimo anno di vita.

Un convegno ambizioso e complesso, molto articolato, con la partecipazione dell’ESAM, la Società Europea di Medicina Aerospaziale, e dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, e che vedrà i suoi relatori impegnati presso l’Aula Magna dell’Università “La Sapienza” e quella del CNR, la sede suggestiva di Castel Sant’Angelo e l’aeroporto di Pratica di Mare. Nove le sessioni nelle quali sono suddivisi i lavori: “Medicina e chirurgia in microgravità”, “Lunga permanenza nello spazio”, “Adattamento all’ipossia”, “Oftalmologia aeronautica”, “Otorinolaringologia aeronautica”, “Fisiopatologia aeronautica”, Salute pubblica e trasporto aereo” e “Emergenze aeroportuali”. Temi, come si vede, che riguardano in gran parte le condizioni di salute tanto di chi vola in cabina di pilotaggio, quanto di coloro che siedono in cabina passeggeri; e che investono problemi sempre più importanti e attuali, come quelli della sicurezza del trasporto aereo e degli aeroporti.“I lavori e gli interventi che animeranno il congresso non saranno confinati nell’ambito ristretto delle attività aerospaziali, ma riguarderanno argomenti di vasto e variegato interesse di medicina sociale”, conferma il generale Manlio Carboni, presidente dell’AIMAS e capo del Corpo Sanitario Aeronautico.

“Basti pensare, a questo proposito, a tutte le numerose e positive ricadute pratiche della sperimentazione e dell’impiego nel volo atmosferico e spaziale di biotecnologie innovative. Le missioni nello spazio rivestono insomma per i progressi della medicina e per la nostra salute lo stesso ruolo che hanno per l’industria automobilistica le gare di Formula Uno, nelle quali vengono sperimentati congegni e tecnologie da trasferire poi alle vetture di serie. Così, per esempio, l’assitenza medica a bordo della Stazione spaziale internazionale fornisce un contributo importante allo sviluppo ulteriore dell’esplorazione umana dello spazio; ma il fatto di doversi confrontare con condizioni molto sfavorevoli e con un ambiente ostile, ha fatto sì che questa assistenza abbia fortemente privilegiato la medicina preventiva e gli interventi basati sull’analisi e la riduzione del rischio, ricorrendo a metodologie e tecniche poi applicate anche in altri ambienti ristretti, isolati o difficilmente raggiungibili sulla Terra”.

E’ questo il caso della chirurgia robotizzata a distanza e della telemedicina, che hanno trovato importantissime applicazioni nei teatri operativi in cui operano i nostri militari all’estero  e nei soccorsi in casi di gravi catastrofi e incidenti, e che sono oggi al centro di importanti ipotesi sperimentali nello spazio, che saranno presentate nel XXI Congresso AIMAS. Durante i voli spaziali, infatti, l’organismo è sottoposto a condizioni estreme che rappresentano una sfida alla medicina convenzionale così come è codificata sulla terra. Fino ad oggi, le missioni spaziali con equipaggio si sono svolte con periodi di permanenza anche prolungati sulla Stazione Spaziale Internazionale che orbita intorno alla Terra, e dunque il trattamento a bordo di eventuali eventi patologici è stato improntato a stabilizzare il paziente e riportarlo velocemente a casa per ricevere le cure definitive.

A questo proposito tre Ufficiali medici dell’Aeronautica Militare, il tenente colonello Francesco Torchia e i capitani Paola Verde e Angelo Landolfi, hanno già conseguito nel 2005 la qualifica di “Space Flight Surgeon” (“Medico Spaziale”), presso il Centro addestramento cosmonauti “Yuri Gagarin” di Star City, nei pressi di Mosca. E’ la prima volta al mondo che una nazione straniera avvia un simile progetto di collaborazione con il centro Gagarin. L’occasione del corso è stato il volo dell’astronauta italiano Roberto Vittori, colonnello pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare ed astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea. La “Missione Eneide”, alla quale ha partecipato volando su una navicella russa “Soyuz”, ha così rappresentao l’opportunità di addestrare al supporto delle attività spaziali i nostri medici, che hanno così imparato a selezionare e addestrare i cosmonauti, a gestire da terra i problemi sanitari in volo e a seguire la riabilitazione al rientro a terra.

Nel prossimo futuro, però, le missioni spaziali si estenderanno a viaggi più lunghi e sicuramente il rischio aumenterà in maniera proporzionale al prolungarsi delle missioni e all’allontanamento dall’orbita terrestre. In questo caso, eventi traumatici e patologici non potranno essere trattati con un rapido ritorno a terra, ma dovranno essere affrontati nell’ambito della missione. Anche la telemedicina e l’uso del robot operativo risulteranno compromessi, perché i ritardi nelle comunicazioni aumenteranno al punto da non renderli più utilizzabili, e la consapevolezza di queste difficoltà rappresenta un ulteriore stimolo per sviluppare nuove possibili forme di chirurgia nello spazio. Si parlerà dunque delle problematiche per la salute dei futuri colonizzatori della Luna e dei viaggiatori diretti verso Marte, nelle giornate del congresso dell’AIMAS. Le nuove tecnologie e le soluzioni messe a punto serviranno però sempre di più anche a noi che resteremo qui, sulla cara vecchia Terra.

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri - Ezio Pasero - 2008

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