Una mano protesica che consente ai pazienti di recuperare il 90% delle funzionalità e che non richiede interventi chirurgici per essere installata. E chi ne avrà bisogno potrà averla dal servizio sanitario nazionale. Si chiama Hannes e sarà commercializzata a partire dal 2019 la mano robotica realizzata da Rehab Technologies, il laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l'Inail e l'Istituto italiano di tecnologia (IIT). Il suo nome è un omaggio al prof Hannes Schmidl, già direttore tecnico del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca protesica e la prima protesi mioelettrica Inail-Ceca del 1965.
“Dopo la mano - dice Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'IIT - pensiamo a una protesi per il braccio e a una per la gamba”. E si lavora anche a uno esoscheletro per la mobilità dei paraplegici. Da sottolineare che la mano - in versione destra e sinistra, maschile e femminile - molto probabilmente sarà coperta dal Servizio sanitario nazionale: il direttore generale per la programmazione sanitaria del ministero della Salute, Andrea Urbani, ha infatti detto che “non appena la mano sarà in commercio sarà immediatamente valutata dalla Commissione permanente che ha il compito di discutere con continuità dei livelli essenziali assistenza”.
Tra le caratteristiche principali dell'arto bionico ci sono una maggiore durata della batteria, una migliore capacità e performance di presa, il costo ridotto di circa il 30% rispetto ai dispositivi attualmente in commercio. Hannes è stata progettata affinchè conformazione, peso e qualità dei movimenti siano quanto più possibile equiparabili a quelli di una mano reale, per far sì che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte di sé e non come un elemento estraneo. Il sistema di controllo è di tipo mioelettrico, sfrutta cioè gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli nella parte residua dell'arto. La parte meccanica conferisce alla mano versatilità e naturalezza nel movimento.
Il meccanismo alla base del movimento delle dita, della forza e del tipo di presa dipende dal sistema DAG – acronimo di Dynamic Adaptive Grasp brevettato dal team IIT-Inail, che conferisce alla mano protesica la capacità di afferrare gli oggetti adattandosi alla loro forma e di resistere alle eventuali sollecitazioni esterne, perseguendo l'obiettivo di replicare la gestualità e la funzionalità dell'arto naturale, utilizzando un singolo motore. Le caratteristiche di costruzione del dispositivo consentono alla batteria di coprire fino a una giornata di utilizzo. Le dita si piegano e possono assumere una postura naturale anche a riposo. Il pollice è orientabile in tre posizioni e rende possibili i tipi di prese della vita di tutti i giorni: pollice e indice in opposizione, per manipolare oggetti di piccole dimensioni; presa di potenza, una presa che consente di spostare oggetti di peso elevato, fino a circa 15 chilogrammi; presa laterale, per afferrare oggetti sottili come fogli. Il sistema ha un polso che può piegarsi in cinque posizioni. Sembrava un sogno, ora è realtà.


QN Il Giorno - Il Resto Del Carlino - La Nazione - Alessandro Farruggia - 11 maggio 2018

Mano bionica 2
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