I numeri parlano chiaro: ben l'84 per cento della popolazione sperimenta almeno un episodio di lombalgia nel corso della vita e quasi un quarto ne soffre in forma cronica. Non solo: quando nel 20-35 per cento dei casi è presente anche una componente neuropatica dovuta alla compressione o lesione di un nervo, che rende particolarmente difficile la gestione del problema, gli analgesici tradizionali si rivelano spesso inadeguati. Come farvi fronte, allora? Secondo Lo studio ‘real life’ OXYNTA, condotto su 261 pazienti con mal di schiena cronico associato a componente neuropatica e pubblicato di recente sul Journal of Pain Research, che ha confrontato il profilo rischio/beneficio dell'associazione ossicodone/naloxone e di tapentadolo in situazioni di pratica clinica quotidiana, ha evidenziato un'efficacia analgesica e una qualità di vita significativamente superiori con ossicodone/naloxone, a fronte di un profilo di tollerabilità sovrapponibile. “La lombalgia costituisce uno dei motivi più frequenti di ricorso al medico di medicina generale e determina da un minimo di 3,5 prestazioni a settimana a 2 visite al giorno - dichiara Silvestro Scotti, segretario generale nazionale FIMMG - Se in molti casi può esserci, nella prima fase, una forma infiammatoria che giustifica l'uso per breve tempo di FANS o COXIB, in presenza di una componente neuropatica la terapia deve rapidamente orientarsi verso altri farmaci. Gli analgesici oppioidi sono stati a lungo ghettizzati a un utilizzo nel solo dolore da cancro. Negli ultimi anni, grazie alle semplificazioni introdotte dalla Legge 38 e a una maggiore cultura in materia, è cresciuta la fiducia verso questi farmaci da parte dei medici di famiglia, complice anche la disponibilità di nuove formulazioni, più maneggevoli e meglio tollerate, come l'associazione che unisce all'ossicodone il suo antagonista naloxone”. “Nella gestione della lombalgia, un adeguato sollievo dal dolore è fondamentale per poter intraprendere un precoce ed efficace programma riabilitativo - spiega Stefano Masiero, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, Università di Padova - La ricerca scientifica è sempre più rivolta all'identificazione di molecole che permettano un controllo soddisfacente della sintomatologia dolorosa, garantendo al contempo un buon profilo di sicurezza. Ne è un esempio lo studio tedesco OXYNTA, che ha confrontato l'efficacia analgesica e la tollerabilità di due farmaci della classe degli oppioidi nel trattamento della lombalgia cronica con componente neuropatica. I pazienti con questa problematica presentano elevato dolore, solitamente poco responsivo alle cure tradizionali, frequentemente causa di disabilità importanti e peggioramento della qualità di vita; per tali motivi, spesso è necessario ricorrere a terapie con oppioidi, molecole dotate di un ottimo effetto analgesico ma che talvolta hanno effetti collaterali - come stipsi, nausea o sonnolenza - che ne riducono l'utilizzo nella pratica clinica”.


Libero - Martina Bossi - 29 gennaio 2017

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