I professori americani a lezione al Gaetano Pini di Milano. Robert Palumbo e Riley Williams hanno infatti assistito nelle scorse ore ad un intervento di riparazione dei tendini della cuffia dei rotatori della spalla. Un'operazione per certi versi rivoluzionaria: dopo l'artroscopia standard, al paziente - in questo caso una donna di 53 anni - sono state applicate cellule staminali autologhe, prelevato dal grasso sottocutaneo dell'addome (con una piccola liposuzione). Un metodo che, secondo lo studio già registrato alla Clinical Trials (il database di tutte le ricerche), dovrebbe eliminare completamente il dolore post-operatorio e contribuire al ritorno di una buona funzionalità: “Il primo compito di un medico - spiega il professor Pietro Randelli, direttore della Prima Divisione di Ortopedia del Pini-CTO e chirurgo dell'intervento - è ottenere un completo recupero senza troppa sofferenza. La cura viene solo in seguito. Il nostro obiettivo è trasformare tessuti poveri in tessuti che possono cicatrizzare. Abbiamo cominciato dalla cuffia dei rotatori perché è l'operazione in cui c'è la più alta percentuale di scarsa funzionalità dopo l'intervento”. Un problema comune a tante persone: una su due infatti sviluppa problemi a questi tendini nella propria vita.
Una tecnica che secondo Williams potrà giovare anche agli atleti: un esempio caro a noi italiani è quello relativo al ginocchio di Danilo Gallinari, operato per ben due volte nel 2013 - senza il successo sperato - con il metodo "Healing Response" del dottor Steadman. Lo stesso medico che intervenì poco dopo anche sul crociato di Giuseppe Rossi, con risultati disastrosi: “Quella tecnica - ammette Williams - era molto in voga negli anni '90, ma nel nuovo millennio si sono fatti passi da giganti in altri settori e vanno utilizzati”.
Passi avanti che sotto sotto osservazione proprio al Pini, centro pionieristico nella ricerca ortopedica. “Non abbiamo ancora conclusioni effettive - prosegue Randelli - e i risultati dello studio li avremo tra un anno e mezzo ma i miglioramenti sembrano evidenti sui primi pazienti. Eseguiamo un protocollo di ricerca arruolando due gruppi: uno è quello di controllo, mentre al secondo stiamo iniettando le staminali”. Se i risultati saranno soddisfacenti questo metodo sbarcherà in maniera massiccia anche negli Stati Uniti: oltreoceano infatti con le imposizioni della "Food and Drug Administration" - ovvero l'ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici - diventa molto complesso ottenere le autorizzazioni per fare questo tipo di ricerca mentre nella tanto vituperata Italia la presenza dei 'Comitati Etici' consente una sperimentazione a norma. Ed esportare poi le nostre competenze.


QN Il Giorno - Il Resto Del Carlino - La Nazione - Luca Guazzoni - 22 gennaio 2017

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