I problemi fisici non necessariamente impediscono di intraprendere la carriera di piloti di Sapr. Otto corsisti, tre donne e cinque uomini, invalidi al 46% o più, grazie a Openjobmetis e alla scuola riconosciuta Enac Etruria Volo dell'Aviosuperficie Serristori (Firenze) non solo hanno preso l'attestato, ma hanno partecipato a un corso di formazione professionale di 250 ore. Tutto gratis. E l'esperienza potrebbe essere riproposta, se il mercato del lavoro risponderà positivamente.

“Oggi ho 50 anni. Ma anche quando ne avrò 95 mi rimarrà nelle orecchie e nel cuore il grido di gioia, di sorpresa e di entusiasmo di Felicité, ragazza da anni bloccata su una sedia a rotelle, quando dal monitor del suo drone ha visto per la prima volta il mondo dall'alto e le si è aperto un universo di prospettive del tutto nuove”. Così Giuseppe Ramalli istruttore di Etruria Volo ha sintetizzato l'esperienza, umana oltre che tecnica, di aver dato una nuova competenza e una nuova speranza a otto giovani disabili con invalidità almeno del 46%. La prima sfida naturalmente è stata quella di fargli superare la visita medica: “Qui in Serristori abbiamo esperienza con i piloti diversamente abili, da noi ha sede i “Baroni Rotti”, associazione di piloti d'aeroplano con disabilità. Prima è stato fatto uno screening, selezionando tra le tantissime domande pervenute le situazioni compatibili con il pilotaggio dei Sapr, effettuata dall'aeromedico esaminatore dottor Luciano Alessi”.

I ragazzi hanno dunque preso parte a un corso, per loro totalmente gratuito, compreso vitto e alloggio nella foresteria del campo volo, di 250 ore per diventare piloti professionisti: finanziato dal fondo Forma.Temp, come ci spiega Roberta Di Luccio, Responsabile dell'Ufficio Forma.Temp per Openjobmetis: “Si tratta di un fondo per i "lavoratori somministrati" cioè i lavoratori impiegati tramite le agenzie per il lavoro. Finanziato da un prelievo del 4% sui contributi di questa tipologia di lavoratori e viene dedicato alla formazione dei lavoratori stessi oppure di disoccupati da inserire nella somministrazione. Un fondo molto veloce e flessibile per poter essere impiegato rapidamente, senza le lungaggini burocratiche tipiche degli altri fondi”.
“Realizzare progetti formativi per Openjobmetis è una sfida continua verso la ricerca di soluzioni e programmi in grado di avvicinare le persone al mondo del lavoro” ci dice Paolo Pezzotti, presidente di Timiopolis, l'ente attuatore che insieme a Forma.Temp ha reso possibile l'iniziativa di Openjobmetis, e continua: “In questo caso, la disabilità dei candidati diventa un'occasione per dimostrare che tutto è possibile, basta crederci e volerlo. Persone in condizione di disabilità potranno lavorare volando, dopo aver superato gli esami presso la scuola di Castiglion Fiorentino. Potranno essere impiegati in attività di monitoraggio del territorio, riprese di eventi sportivi, sicurezza ambientale, controllo di impianti. Possiamo dire, senza retorica, che il volo è per chi ha sempre una nuova meta e in ogni caso, volando diversamente si può ancora volare”.

Ma questi ragazzi avevano esperienza almeno di aeromodellismo?

Lo chiediamo ancora all'istruttore Ramalli. “Zero, assolutamente. Giusto un paio di ragazzi avevano esperienza di videogiochi, ma niente di più. Si trattava di giovani, tra i 19 e i trent'anni scarsi, solo una ragazza aveva quarant'anni. All'inizio, un po' per la giovane età, un po' per la situazione completamente nuova erano un po' titubanti, ma dopo tre o quattro giorni sono entrati perfettamente in sintonia, senza nessuna difficoltà né sulla parte teorica né su quella pratica. Raramente agli esami ci capitano allievi che fanno zero errori ai quiz, qui ne abbiamo avuti tre”.

Allievi ben motivati, quindi.

“Una motivazione straordinaria, per un impegno importante: 130 ore di pratica e 120 di teoria, otto ore da lunedì a venerdì e sei ore il sabato, dove non solo hanno imparato a gestire la macchina come chiede Enac ma a usarla in missioni reali, e usare il girato sia per fare delle videoclip sia per aerofotogrammetria. Non solo il pilotaggio puro e semplice o le riprese artistiche ma anche quelle tecniche, con la ricostruzione tridimensionale, con software tipo Pix4D e QGIS. Sono stati veramente bravissimi, con una motivazione interiore straordinaria. Avevano proprio voglia di imparare, molto più di un allievo "standard" che vuole solo mettersi in regola con Enac. Alla fine hanno preso l'attestato su due macchine diverse, l'F560, l'esacottero della DJI, e il Xiro 550 usato per imparare anche tecniche avanzate, come l'atterraggio in aree sinistrate, lo studio della quota in relazione alla risoluzione necessaria per il lavoro da svolgere, lo studio del posizionamento del sensore azimutale a seconda delle necessità della ricostruzione sull'asse Z”.
“L'obiettivo era creare un monte ore che potesse dare tutti gli strumenti per l'uso del mezzo, ben oltre le richieste della normativa Enac” spiega Paolo Pezzotti, “e fare lezioni di complemento sul software, le tecniche di ripresa eccetera, non solo il puro atto del volo. Per tutte le esigenze di lavoro, dal controllo delle grondaie di un condominio alla restituzione tridimensionale del territorio. Un percorso che aprisse dei fronti piuttosto ampi da spendere sul mercato del lavoro”.

E adesso dovranno tornare sui banchi di scuola entro fine dicembre per aggiornare l'attestato alle nuove regole...

“Purtroppo l'esperienza è capitata a cavallo del cambio di regime tra nuovo e vecchio ordinamento” dice ancora Ramalli. “Siamo stati molto chiari con i ragazzi: "oggi avete un attestato valido fino a dicembre, poi dovrà essere convertito". Per loro la conversione sarà sempre gratis, e non avranno difficoltà a superarla visto quanto sono bravi”.

Ramalli, sono più bravi gli uomini o le donne?

“Impossibile fare una distinzione. Nei logbook di quest'anno ho 247 missioni di istruzione, e di allievi me ne sono capitati davanti tanti, dai piloti di ala fissa sui Sensefly a quelli sui multicotteri di Zefiro. Se proprio devo trovare una differenza, le donne pilota sono più capaci di concentrarsi su una moltitudine di variabili, gli uomini sono più abili nel tenerne sotto controllo una in maniera straordinariamente approfondita”.
Ma adesso i corsisti stanno lavorando? Lo chiediamo a Roberta Di Luccio di Openjobmetis: “Stiamo valutando come il mondo della somministrazione di lavoro accoglierà queste figure professionali e come reagirà il mercato. Questo è il nostro compito: andare sempre avanti e in settori nuovi. I droni rientrano in questa specificità: battere dei terreni nuovi, formare professionalità nuove. Poi le proporremo nei vari ambiti e vediamo quale sarà il riscontro”.

Pensate di riproporre il corso ad altri lavoratori?

“Questa è la sfida” continua Di Luccio, “Tutto dipenderà dalle prospettive del mercato. Per noi è stata un'impresa pionieristica, abbiamo voluto fare questa prova per sperimentare delle nicchie inesplorate, con esperienze formative non proprio all'ordine del giorno. Ora bisogna vedere cosa succede, se il mercato del lavoro darà buone risposte a queste persone sicuramente lo replicheremo: trattandosi di persone con disabilità, centriamo due focus a noi molto cari, la formazione in mestieri ad alta tecnologia e innovativi, e il fattore umano”.


Dronezine - n. 18 - luglio agosto 2016