Il "colpo di frusta" viene definito come un "trasferimento di energia con meccanismo di accelerazione-decelerazione che si sviluppa a carico del collo da cui derivano danni alle strutture ossee o ai tessuti molli con differenti manifestazioni cliniche".
Si tratta di un meccanismo che di solito si verifica in seguito ad un tamponamento automobilistico nel quale il collo (che è la porzione più mobile del rachide) subisce un brusco movimento di iperestensione in una prima fase poi, in seguito all'arresto della spinta in avanti del tronco, si ha il movimento opposto di iperflessione. Si verifica quindi una sorta di meccanismo di "fionda " che inevitabilmente porta alla comparsa di diversi gradi di lesione dovuti soprattutto al superamento dei limiti di elasticità dei tessuti interessati.
Il maggior grado di flessione del rachide cervicale si estrinseca a livello di C4-C5, C5-C6 che è la porzione di curva lordotica più accentuata ed è quindi quella soggetta al maggior numero di sollecitazioni.

CENNI DI ANATOMIA

Il rachide cervicale è costituito da 7 vertebre uguali tra loro ad eccezione delle prime due: l'atlante e l'epistrofeo. Le vertebre sono connesse tra di loro attraverso faccette articolari superiori ed inferiori, dischi intervertebrali, e legamenti (l. giallo, l. interspinoso, l. intertrasversario e l. interapofisario). 
L'apparato determina una connessione estremamente solida fra le vertebre ed assicura una notevole resistenza meccanica alla colonna vertebrale.
Il disco intervertebrale è costituito da una parte centrale (nucleo polposo) e da una parte periferica (anello fibroso) e rappresenta una sorta di "ammortizzatore" per una migliore distribuzione dei carichi sulla colonna.

DIAGNOSI

Il paziente riferisce nella quasi totalità dei casi l'evento traumatico relativo ad un tamponamento stradale. In genere perciò la diagnosi viene fatta dal personale medico del pronto soccorso in presenza di dolore localizzato alla regione cervicale o che si irradia alle spalle, rigidità della muscolatura paravertebrale e dei trapezi, limitazione della motilità del collo. Talvolta sono presenti cefalea, nausea e parestesie agli arti superiori, sintomi che variano a seconda dell'entità del danno e che regrediscono nel giro di alcuni giorni o nei casi peggiori di qualche settimana.
Si esegue una radiografia della colonna in due proiezioni ed eventualmente trans-buccale per valutare il dente dell'epistrofeo. I reperti radiologici sono di solito minimi o assenti; infatti si può parlare di colpo di frusta solo quando non si rilevano segni radiologici di danno delle vertebre cervicali, né segni clinici di lesione radicolare. Dall'esame radiografico si può evidenziare la perdita della fisiologica lordosi che nei casi più gravi risulta addirittura invertita.
L'esame clinico include un esame neurologico delle estremità superiori con valutazione delle funzioni motorie e sensoriali, dei riflessi tendinei profondi e della forza nella presa.
La persistenza a lungo termine dei sintomi (ossia la forma "cronica" della sindrome da colpo di frusta) è correlata alla gravità della distorsione cervicale e, in parte, ad alcuni fattori antecedenti al trauma (pregresso trauma cranico, cefalea abituale, protrusioni discali, artrosi).

RIABILITAZIONE

Dopo il trauma cervicale i muscoli del collo si contraggono per un meccanismo di difesa in modo da modificare la curva naturale del rachide: si perde così la fisiologica lordosi. Ecco perché nel primo intervento viene sempre applicato al paziente un collare ortopedico rigido ma leggero e non troppo trazionante. Questo va usato in rapporto all'entità del danno e della lesione e deve essere indossato per un periodo variabile secondo la prescrizione medica, in genere 7-10 giorni. Il Fisiatra prescrive dei farmaci miorilassanti, solitamente per os e al bisogno dei FANS. E' preferibile in questa fase dormire senza cuscino ed evitare gli atteggiamenti del collo in flessione.
Dopo qualche giorno si possono prescrivere applicazioni fisioterapiche di correnti analgesiche quali TENS, diadinamiche o ionoforesi per controllare il dolore.
Superata la fase acuta il paziente comincia ad abbandonare l'uso dell'ortesi limitandolo solo ad alcune ore della giornata per evitare un eccessivo indebolimento della muscolatura cervicale.
Si può consigliare l'ausilio a casa di un cuscino ortopedico a doppio rullo preferibilmente in lattice che si adatta alla posizione del capo e che contribuisce, nel tempo, a recuperarne la fisiologica lordosi.
Al paziente vengono prescritte sedute di massoterapia decontratturante in modo da decongestionare la parte dolente grazie al maggior afflusso di sangue, meglio se precedute da applicazione di calore attraverso apparecchiature di radarterapia, lampade a infrarosso o ultrasuoni, e di kinesiterapia per il recupero del normale range articolare.
La metodica terapeutica da noi adottata è l'esercizio terapeutico conoscitivo attraverso il quale il paziente sfrutta un processo di coscientizzazione per quanto riguarda quelli che sono i normali movimenti pre-trauma, andati momentaneamente persi a causa di fenomeni fisiologici e che possono essere reintegrati con movimenti inizialmente passivi ed in seguito attivi di riconoscimento tattile e cinestesico.
Nel caso si presentino sintomi di compressione radicolare, si applicano delle trazioni vertebrali a carico graduale partendo con un carico di 1.0 - 1.5 Kg fino a un massimo di 3 - 4 Kg.
Una volta recuperato un ROM attivo indolore in tutte le direzioni si propongono al paziente esercizi di attivazione e controllo neuromuscolare dei muscoli stabilizzatori della colona cervicale ed esercizi per sviluppare la forza dei muscoli posturali.
Nell'ultima fase la Fisiokinesiterapia si incentra soprattutto sulla correzione degli atteggiamenti che sovraccaricano la colonna e sull'insegnamento di esercizi ergonomici per la prevenzione di posture scorrette.

RELAZIONE DI CONSULENZA SPECIALISTICA

Il paziente può considerarsi clinicamente guarito seppur con eventuali postumi da valutare (di solito almeno 90 giorni dopo l'ultimo controllo clinico) quando si è ripristinato il meccanismo muscolare e propriocettivo di controllo del capo unitamente ad una buona motilità del rachide cervicale anche se residua cervicalgia. Quest'ultimo sintomo spesso persistente verrà valutato insieme ad altri che, seppur presenti già dopo l'impatto (cefalea, brachialgie, disestesie) possono quindi persistere e diventare cronici. La relazione di consulenza specialistica redatta dal Medico Legale, dall'Ortopedico o dal Fisiatra, servirà per la valutazione approfondita del sinistro e dei conseguenti postumi residuati che porteranno alla stima del danno biologico.


Dr. Giuseppe Caruso e coll.

rachide cervicale
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