Ambulatorio Fisioterapico Caruso
10 giu
2010

Chiuso per 520 giorni in una latta di alluminio: 'Farò finta di andare su Marte'

Anche per andare su Marte c’è il problema del bagaglio: ammessi al massimo 20 chili. Per essere sicuro di avere da leggere senza sfiorare il peso, Diego Urbina ha scaricato 5 mila titoli nel suo lettore e-book. Dal 3 giugno lo aiuteranno a passare i 520 giorni (la durata di un viaggio andata e ritorno dal pianeta rosso) che passerà rinchiuso con cinque compagni nella grossa latta di alluminio che simula una nave spaziale, subito fuori Mosca.
Italocolombiano, 27 anni, una laurea in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino e studi spaziali a Strasburgo, Urbina è stato scelto fra centinaia di candidati come uno dei sei ospiti della “casa” in cui va in onda questo esperimento, a metà tra il Grande Fratello e L’Isola dei Famosi. Da sempre sogna di mettere piede su Marte, anche se, quando si partirà (nel 2030, forse), lui sarà troppo vecchio. “Però chissà, magari potrei entrare come comandante della missione” azzarda Urbina, raggiunto al telefono a Mosca. Per il momento ciò che lo aspetta è una cuccetta di 3 metri quadrati (in tutto sono 6) rivestita in legno e dal design tipicamente sovietico. E poi salotto, cucina , palestra, centro medico. Telecamere ovunque tranne che in camera e in bagno. Invece della porta, un portello a tenuta stagna. Per Urbina e i suoi compagni, un francese, un cinese, tre russi, la porta si riaprirà alla fine del 2011. In questi mesi gli specialisti russi ed europei studieranno che cosa avviene al fisico e alla mente durante un tale isolamento. Una delle incognite principali di una missione umana su Marte è infatti il fattore umano: come reagiranno al confinamento gli astronauti? La missione Mars 500 dovrebbe formire indicazioni. E lui, Urbina, con quale stato d’animo affronta l’ingresso nella casa-astronave?
“Non ho tempo per pensarci” risponde. “Fra test , esami, allenamenti, non mi sono fermato un attimo. Ma mi sento preparato”. La descrizione della vita a bordo non suona allettante, a partire dai pasti. “Nel viaggio di andata, 250 giorni, mangerò cibo tedesco da scaldare nel microonde. Non possiamo toccare nient’altro: contiene poco sale ed è un test per veder come reagisce l’organismo. Nel mese di sosta su Marte, cibo da astronauti. E durante il ritorno alimenti liofilizzati. Ma abbiamo anche parmigiano sottovuoto”. Per otto ore al giorno dovrà dedicarsi agli esperimenti; altre otto saranno di tempo libero, il resto sonno. Potrà comunicare con l’esterno solo tramite email. E via via che nella simulazione la nave si allontana dalla Terra, ci sarà un ritardo crecsente tra botta e risposta, fino a un massimo di venti minuti.
Non è spaventato all’idea di vivere fuori dal mondo, a stretto contatto con perfetti sconosciuti? “Ci saranno conflitti, non si può far finta di credere di no. Però si vuole proprio vedere qual’è il modo migliore per risolverli”. In passato, in esperimenti simili, i problemi non erano mancati. Nel 1999, in una simulazione a Mosca nello stesso istituto, un astronauta russo aveva tentato di baciare una collega canadese, ne era nata un’accusa di molestie sessuali. “Stavolta siamo tutti uomini”. Vedremo che cosa è meglio.


Panorama - Chiara Palmerini - 10 giugno 2010
 

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