Ambulatorio Fisioterapico Caruso
15 mar
2010

Luigi falchi - Il primo medico pilota

Montopoli Valdarno, amenissimo paese delle colline pisane, vanta un primato poco o punto conosciuto, quello di aver dato i natali al primo medico-pilota entrato nella storia dell’Aeronautica italiana.
Non solo, ma di Montopoli è anche il primo cane aviatore, perché Luigi Falchi, il medico che agli albori del secolo scorso si avventurò nei cieli con gli aeroplani di tela e compensato, portò sempre con sé Derby, una bastardina intelligente e coraggiosa, regalo del Conte Enrico De Larderel, suo amico.
Come il padre, Luigi Falchi avrebbe dovuto fare l’archeologo, invece scelse la via opposta e anziché scavare e scendere nelle viscere della terra salì sempre più in alto con i traballanti velivoli che animavano lo scapigliato scenario della belle époque ormai al tramonto.
Appena laureato esercitò la professione di medico, ma non digerì mai il sonnolento ménage della vita di provincia e allora decise di intraprendere la carriera militare come ufficiale medico in Cavalleria, prima nel Reggimento Lancieri di Aosta e poi in quello di Montebello. Nel 1905 fu nominato ufficiale medico effettivo.
L’aviazione sta vivendo la mitica stagione pioneristica che avrebbe fatto passare alla storia nomi celeberrimi come i fratelli Wright, Mario Calderara primo pilota italiano, eppoi Cagno, Ruggerone, Cattaneo, Blériot, Ginocchio.
Ginocchio fu l’istruttore di Falchi il quale si innamorò del “più leggero d’Italia” una domenica di settembre del 1909 ad una manifestazione a Brescia. C’era anche Gabriele D’Annunzio che dopo un breve frullo, disse “è una cosa divina, provo ancora adesso una beatitudine come di godimento fisico”.
Due anni dopo, il 15 agosto 1911, Falchi prende il brevetto di pilota su un monomotore Blèriot-Anzani e da allora per il medico aviatore montopolese inizia una vita intensa, avventurosa, costellata di rischi, incontri, invenzioni, liti, onori e gelosie.
Come medico studia e realizza indumenti adatti al volo, comportamenti di volo, tecnica di soccorso, progetta perfino calzature di carta per evitare i congelamenti da lui sofferti durante la “grande guerra”. E’ il precursore di una nuova scienza, la medicina aeronautica e così incontra Guglielmo Marconi, il Duca d’Aosta, Ruffo di Calabria, il futuro asso dell’Aeronautica, del quale diventa istruttore. Deve però combattere un potente e pericoloso nemico che non sono gli austriaci, bensì la burocrazia. E lui fa sempre tutto di testa sua, incassando rimproveri e punizioni da parte dei vari Comandi, ma è un uomo eccezionale, un genio coraggiosissimo e bisogna che lo prendano così com’è.
Durante la campagna di Libia “La Nazione” del 10 marzo 1912 gli dedica un trafiletto nel quale, tra l’altro, è scritto: “Il coraggioso giovane Falchi essendosi innalzato col suo aeroplano in ricognizione si trovò a lottare per un’ora colle insidie del tempo sopra il campo nemico di Gargaresch. Il Ten. Falchi dette prova di valente aviatore e di impavido soldato”. Da tutta Italia gli arrivano lettere di elogio e il sindaco di Montopoli, Guicciardini, gli manda questo roboante indirizzo di saluto. “Noi tutti siamo contenti che Montopoli non è orfano e c’è un eroe che non apprezza la vita per la Patria.”
Il medico-pilota è ormai famoso nel mondo dell’Aeronautica appena nata. A Pisa fa amicizia con i fratelli Antoni costruttori di aerei. Ugo Antoni nel 1912 compie lo storico volo Bastia-Pisa e il Re, in vacanza a San Rossore, lo decora con la medaglia d’oro. Nel 1996, nel 73° anniversario della costituzione dell’Aeronautica Militare, la figlia di Ugo, Milena Albizi Antoni, dona le medaglie del celebre padre al Comando della 46° Brigata Aerea di Pisa. Nel 1915, alla vigilia del conflitto, gli viene affidato il comando del campo di volo a Coltano, sede di una scuola di pilotaggio e due anni dopo in piena guerra, sul campo di Aviano, davanti al fior fiore di piloti come Baracca, Locatelli e Cagno, il maresciallo Cadorna, capo di Stato Maggiore Generale, decora il maggiore Falchi con la medaglia d’argento al valor militare. Alle decorazioni italiane si aggiungono presto anche quelle degli Stati alleati dell’Italia. Addirittura la Francia gli conferisce la Legion d’Onore e il suo carisma come medico-scienziato e audacissimo aviatore cresce a dismisura.
La resa degli eserciti austro-ungarici lo coglie negli Stati Uniti, inviato dal gen. Douhet a capo della Missione Aeronautica Italiana per la divulgazione del valore non solo dei piloti, ma anche dei velivoli italiani e fa affari d’oro per conto dell’industria nazionale a quell’epoca fra le più prestigiose.
In Canada conosce Marguerite Claire Stephens, bellissima e ricca nobildonna che sposa a Parigi nel 1919, ma è un’unione infelice che dura poco per via del carattere di lui, sempre in cerca di avventure. Da Montrèal Falchi inizia un’intensa campagna di stampa per promuovere la realizzazione dei “Parchi della Rimembranza”, un’altra delle sue numerose iniziative che ha subito un grande successo in Italia e non solo.
Rientrato in patria, col grado di colonnello assume il comando del 7° Stormo da bombardamento notturno con base a Lonate Pozzolo e intanto il Fascismo gli mette gli occhi addosso. Un uomo come lui è ambitissimo dal regime. In un primo tempo aderisce agli inviti, risponde ai richiami, ma poi resta deluso dalla politica verticistica e totalitaria e, come già gli capitò durante la guerra 15 -18, entra in rotta di collisione con gli altri gerarchi, con le stanze dei bottoni. Allora lascia l’Italia ritirandosi a Parigi in esilio volontario.
Quando il 10 giugno 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra, il medico-pilota soffre una crisi profonda. Si trova a Montecarlo dove conduce una brillante vita mondana fatta di feste, gioco e belle donne, ma è triste. E’ presidente dell’UNUCI del Principato di Monaco, non un semplice incarico onorifico come potrebbe sembrare, visto che si occupa con altri quaranta ufficiali di delicate mansioni diplomatiche e promuove iiziative per rappresentare al meglio l’Italia all’estero.
I francesi lo arrestano. Ha sessant’anni ed è malato quando lo internano in un campo di concentramento a Bezieres dove i prigionieri dormono all’addiaccio e mangiano erba e bucce di patate. Viene ricoverato in condizioni disperate nell’ospedale di quella città e qui è raggiunto in modo avventuroso da una giovane e piacente infermiera conosciuta durante una degenza nell’ospedale di Monaco. E’ Gilbert, crocerossina francese, che sposa in “articulo mortis”. Il matrimonio gli giova e, come per un miracolo, Falchi guarisce.
La moglie lo seguirà amorevolmente per tutto il resto della vita.
Con l’armistizio fra l’Italia e la Francia Luigi Falchi riacquista la libertà e riprende a lavorare nel Consolato di Monaco. Caduto il Fascismo, dopo l’8 settembre 1943 si mette a disposizione del re e del governo Badoglio e da clandestino con la moglie, torna a Montopoli, ma trova la sua villa occupata da un Comando di “SS”.
Perfetto conoscitore di lingue estere il colonnello si presenta senza indugi al comandante tedesco per salvare un gruppo di giovani montopolesi dalla deportazione in Germania e ne ottiene l’immediata liberazione. Quando il 18 luglio 1944 i fanti americani della V Armata entrano in Montopoli, collabora con i Comandi Alleati come interprete e disegna mappe delle strade, delle zone minate e delle postazioni di artiglieria tedesche dissimulate lungo l’Arno.
Negli anni Cinquanta, ormai vecchio, soggiorna a Montopoli e a Firenze scrivendo articoli giornalisti e saggi di storia, in cui dimostra tra l’altro che prima di Cristoforo Colombo, una parte dell’America era già conosciuta agli europei. Luigi Falchi morì nel 1964.

 

Aeronautica 2/2010 - Fausto Pettinelli
 

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