La salute degli astronauti è nelle loro mani. Parla il capitano Landolfi, il "tutor" di Vittori.
Si chiamano “Space flight Surgeon”, sono i “medici dello spazio” e si occupano della salute degli astronauti durante le missioni. Il capitano dell’Aeronautica militare Angelo Landolfi, classe 1974, è uno di loro.
D: Come si fa a diventare un “medico dello spazio”?
R: “Lo sono diventato perché ho partecipato nel 2005 a un corso nella base di Star City in Russia al Centro di addestramento cosmonauti Gagarin. In quell’occasione ho seguito la missione del colonnello Vittori alla Stazione spaziale internazionale.”
D: In cosa consiste il vostro lavoro?
R: “Seguiamo la fase di addestramento, quella di permanenza in orbita (da terra) e il rientro con riabilitazione.”
D: Quanto dura l’addestramento di un astronauta?
R: “Dipende se si tratta di una missione di breve durata (10 giorni) o di lunga durata (6 mesi) e se sarà o meno impegnato in attività extra-veicolare, cioè la passeggiata spaziale. Comunque la durata minima è di due anni.”
D: Cos’è la ‘passeggiata spaziale’ ? E’ rischiosa?
R: “Gli astronauti possono dover uscire per operazioni di manutenzioni o per montare nuove apparecchiature. Oltre al rischio di impatto con micrometeoriti o spazzatura, devono sottoporsi a una preparazione di 4-6 ore per prevenire la malattia da decompressione. Questo perché la Stazione spaziale è pressurizzata come a livello del mare, mentre nello spazio la pressione è zero. Un altro aspetto è l’impegno mentale.”
D: In cosa consiste l’assistenza psicologica?
R: “Serve soprattutto nelle missioni di lunga durata quando restano sei mesi in un ambiente confinato, in isolamento affettivo, con un’alterazione del ciclo sonno-veglia.”
D: E al rientro?
R: “Serve un periodo di riabilitazione fisico e psicologico. Dal punto di vista fisico viene fatta fisioterapia e piscina perché il corpo torni gradualmente a riabituarsi alla vita sulla terra. Inoltre si utilizza un apparecchio che viene inserito nelle gambe e simula l’attrazione gravitazionale in modo che i riflessi non dimentichino che l’uomo è terrestre e vengano così mantenuti attivi.”
Il Tirreno - Monica Viviani - 19 luglio 2009